Un Diavolo di Carnevale 2019

IL DIAVOLO DI TUFARA

Anche quest’anno a tufara di Campobasso trovo persone che hanno messo al primo posto i valori e le tradizioni, sempre ospitali e capaci di far rivivere le antiche tradizioni. Grazie come sempre un esperienza da rifare come dicono alcuni ” come una fede al dito”  

Un Diavolo di Carnevale 2019

Tufara, 17 gennaio. Mentre la campana scandisce dall’alto del campanile, con i suoi rintocchi, il mezzogiorno, “ha inizio il carnevale”. E’ salutato dalla esibizione di un asino rivestito di stracci, condotto da persone camuffate da pagliacci: questi, con sapienti battute, tra il serio e il faceto, divertono la gente. Da questo momento, per il paese, si respira un’aria diversa, elettrizzante, strana: senza distinzione alcuna, tutti, invasi da una febbrile attesa, sono in continuo fermento, impegnati in preparativi rivolti al prossimo fatidico martedì grasso. Questo giorno è speciale per la piccola comunità: il paese si popola all’inverosimile, è invaso da turisti, curiosi, che giungono dalle più disparate località; decine di emigranti ritornano, vengono richiamati da un qualcosa di inspiegabile, un vero e proprio ritorno alle origini, allo scopo di visitare la famiglia, ma anche di rendere omaggio alla tradizione, sulla falsariga di una festa pasquale o natalizia. Già molto è stato detto e molto è stato scritto sul Carnevale di Tufara e sulla sua maschera tradizionale: “il Diavolo”. La maschera di Tufara è tra quelle che conservano le antiche caratteristiche, da cui traggono origine. Anche se il suo significato primitivo si è in parte perduto, essa rappresentava, un tempo la passione e morte di Dioniso, Dio della vegetazione, le cui feste si celebravano in quasi tutte le antiche società agrarie. 

Dioniso, il Dio che ogni anno moriva e rinasceva, come la vegetazione, è rappresentato dalla maschera zoomorfa, il Diavolo, che indossa sette pelli di capra cucite addosso, quasi a voler rievocare un lontano rito di smembramento di cui non si ha più coscienza. Il capro, infatti, era la forma più frequente nella quale il Dio si manifestava. La rappresentazione della sua passione, che in tempi lontani era una cerimonia sacra, in periodo cristiano venne banalizzata e declassata a semplice maschera carnevalesca, aggiungendovi una serie di figure stratificatosi nel tempo. In questa forma è giunta fino ai nostri giorni. Il Diavolo, trattenuto in vita con catene dai Folletti, i suoi guardiani, gira per le strade del paese, saltella, cade a terra, si rotola, si rialza, corre, cercando di sedurre chi incontra per iniziarli ai sui misteri. FONTE : http://www.comune.tufara.cb.it

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